Michele è in dialisi dal 1999. E quando parla del centro NephroCare di Casoria e del suo team di cura, che lo segue da tanti anni, lo definisce «la mia seconda famiglia».
Michele nasce a Napoli con una malformazione congenita che ne compromette la funzionalità renale. Per la sua famiglia, allora, quella diagnosi rappresenta l’ingresso improvviso in una realtà poco conosciuta, in anni nei quali le informazioni sulla malattia renale cronica erano certamente meno diffuse e accessibili rispetto a oggi.
I medici cercano di rinviare il più possibile l’inizio della dialisi. Michele, intanto, cresce.
Cresce tra controlli, ricoveri e limitazioni che finiscono inevitabilmente per entrare anche nelle esperienze più semplici di un bambino: una notte fuori casa, una festa di compleanno, la possibilità di vivere con la stessa leggerezza dei propri coetanei.
Poi arriva il 1999.
Michele ha 13 anni e la famiglia si prepara a partire per le vacanze. Le valigie sono pronte, ma gli esami raccontano un’altra storia: non è più possibile aspettare. È il momento di iniziare la dialisi.
Michele ricorda ancora quel giorno. La delusione per una vacanza che non sarebbe mai iniziata, la paura di ciò che non conosceva ancora, ma anche una sensazione apparentemente contraddittoria: il sollievo. Dopo mesi di restrizioni e disagi, la dialisi significava per lui, iniziare una terapia capace di restituirgli un nuovo equilibrio.
Da allora il suo percorso non è stato lineare.
Ci sono tre trapianti nel percorso di Michele.
Il primo, durato otto mesi, che Michele ricorda ancora come il periodo nel quale, per la prima volta, si è sentito, con le sue parole: «una persona normale».
Il secondo, nel 2006, è stato seguito da complicazioni importanti e da lunghi mesi di ricovero. Fino a una scelta difficile, maturata insieme ai medici: rimuovere l’organo e tornare alla dialisi. Michele la descrive ancora oggi come una delle decisioni più consapevoli della sua vita.
Poi, nel 2018, arriva il terzo trapianto. Per alcuni anni sembra davvero aprirsi una nuova fase. Ma nel 2023, dopo il Covid e il nuovo deterioramento della funzionalità renale, Michele deve riprendere la dialisi.
La sua storia ricorda quanto il percorso di chi convive con una malattia renale cronica possa essere lungo, complesso e fatto anche di ritorni.
La dialisi, in questo percorso, non è semplicemente un tempo di attesa tra una diagnosi e un possibile trapianto. Può accompagnare una persona per molti anni, interrompersi e tornare a essere necessaria. E per questo richiede non soltanto competenza clinica, qualità di assistenza ed eccellenza di cura, ma continuità, ascolto e capacità di accompagnare la persona nel corso del tempo.
È proprio qui che, nel racconto di Michele, entrano le persone.
I professionisti sanitari dell’ambulatorio di emodialisi NephroCare di Casoria. Un luogo nel quale, all’eccellenza dell’assistenza e delle cure, si fonde il calore dei rapporti umani.
C’è Ciro, responsabile infermieristico, una presenza che negli anni ha imparato a trasmettergli calma anche nei momenti più difficili e con il quale lo lega un rapporto di Amicizia.
C’è la dottoressa Romano, Diretto Sanitario della clinica, che Michele descrive «come una madre» per la sua capacità di sapersi prendere cura di lui, di ascoltarlo e di accoglierlo.
E c’è un intero gruppo di professionisti che Michele incontra settimana dopo settimana, anno dopo anno.
Quando una persona entra in un centro dialisi tre volte alla settimana per una parte così importante della propria vita, la continuità assistenziale e l’empatia assumono un significato molto concreto.
Vuol dire ritrovare persone che conoscono la sua storia, ma anche il suo carattere, le sue paure, le sue abitudini, i passaggi importanti della sua vita.
È forse per questo che, dopo tanti anni, Michele usa una frase che va oltre il semplice concetto di cura, per lui NephroCare è «una seconda famiglia».
Michele ha saputo costruire intorno a sé molto altro: gli amici, le passioni, la determinazione di vivere una vita quanto più possibile normale. È questa energia, ostinatamente positiva, la sua forza più grande: il messaggio più potente per chi oggi affronta lo stesso percorso.
E alla fine del suo racconto lascia un pensiero che contiene molto più della sua esperienza personale:
«Circondatevi di persone che vi vogliono bene e non abbattetevi mai: nonostante tutto, la vita è una cosa meravigliosa».